martedì 10 novembre 2009

EPR: come evocare la sindrome cinese in nome del profitto




Il reattore nucleare di terza generazione non è così perfetto come ci vogliono far credere.
A dirlo non sono ecologisti improvvisati ma gli Enti per la sicurezza nucleare di ben tre Paesi europei.

Questa storia ha inizio quando il colosso multinazionale Siemens (passata alla storia come l'industria che fornì al Terzo Reich i macchinari per radiografie usati nella sterilizzazione dei deportati nei campi di concentramento) e il costruttore nucleare francese Areva lanciano il progetto del reattore EPR (European Pressurized Reactor).

La EDF e la sua cugina italiana ENEL decidono di aprire un cantiere in Normandia, a Flamanville, dove erigere una centrale alimentata dal nuovo tipo di reattore.
La costruzione della centrale di Flamanville è un passo decisivo per il rilancio atomico italiano, infatti il Governo ha previsto di costruire sul nostro suolo quattro centrali dello stesso tipo.
Insomma, i nostri ingegneri sono andati in Normandia a degustare ottimi formaggi e a imparare a costruire un colosso nucleare.

In Finlandia un'altra compagnia, la TVO, conclude un contratto con Areva per impiantare un reattore EPR nel sito di Olkiluoto; i lavori vedono la luce nel 2005 e dovrebbero concludersi nel 2009, in verità continui problemi di sicurezza provocano tre anni di ritardo e così il “reattore del futuro” non ha ancora visto la luce.
Altro particolare, il prezzo: in Finlandia la spesa per costruire l'EPR è passata da 3,2 a 5,3 miliardi di Euro ed è così nata una polemica nel Paese scandinavo sull'affaire Areva.
Certo, a noi italiani un ritardo di tre anni e un raddoppio del costo ci sarebbe sembrato quasi un regalo.

Nel frattempo, in Francia, neanche l'altro reattore gode un'infanzia spensierata: il progetto parte già in ritardo rispetto a quello finlandese e anche qui i ritardi si accumulano sempre a causa di lungaggini burocratiche relative alla sicurezza dell'impianto.
Intanto Siemens, da bravo investitore, ha capito che l'affare non è più conveniente come credeva, troppi intoppi con gli Enti di sicurezza che ficcano il naso ovunque, e saluta la compagnia.

Ma come mai il reattore di terza generazione, che i nostri esponenti della politica e dell'industria definiscono pulito sicuro e conveniente, ha così tanti problemi e suscita tanti dubbi circa la sua sicurezza?
Semplice, l'EPR è un prototipo il cui progetto non è mai stato approvato integralmente, in pratica si approva e si costruisce pezzo per pezzo giocando a Monopoli con gli scrupolosi Enti di sicurezza nucleare dei vari Paesi.
A chiarirlo sono le lettere che gli Enti sulla sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Regno Unito (che pure si vuole dotare dell'EPR) spediscono ad Areva e ai committenti.

La prima, dell'Ente finlandese STUK, è datata dicembre 2008 ma viene resa nota solo nell'aprile di quest'anno; in essa si pone l'accento su un dettaglio importante del sistema di controllo del reattore.
STUK fa notare che il sistema d'emergenza non è indipendente dal sistema di controllo primario, quindi in caso di anomalia nel funzionamento di quest'ultimo entrambi potrebbero saltare rendendo di fatto il reattore incontrollabile.
Ma sia STUK che Areva sono già a conoscenza di quel non trascurabile dettaglio: l'Ente finlandese aveva già nell'aprile 2008 organizzato un seminario proprio nel tentativo di risolvere la questione.
Areva non si dimostra molto disposta a collaborare, infatti nella missiva del dicembre 2008 STUK rimprovera il costruttore sostenendo che gli esperti mandati da Areva al precedente seminario non avessero la necessaria competenza professionale per fornire sufficienti dettagli tecnici utili a chiarire i dubbi dell'Ente di sicurezza.
STUK fa inoltre notare che nel cantiere di Olkiluoto sono state riscontrate circa 2100 “non conformità” tra il progetto e ciò che veniva effettivamente realizzato.
Il 15 ottobre scorso una nota di STUK denuncia problemi di qualità nelle saldature dei condotti del reattore.
La polemica tra il costruttore, Areva, e il committente, TVO, è tale da spingere la ditta francese a minacciare la sospensione della realizzazione dell'impianto.

Subito dopo è l'Ente britannico, HSE'S ND, a proclamarsi preoccupato per la vicenda del sistema di controllo d'emergenza e chiede chiarimenti anche sulla sicurezza contro eventi esterni, per esempio in caso di incidenti aerei.
Le obiezioni dell'Ente britannico riguardano non solo l'EPR ma anche il prototipo nippo-americano AP-1000.
Nell'ottobre 2009 la ASN, l'Ente di sicurezza nucleare francese, comunica a EDF i suoi dubbi sul sistema d'emergenza e dà tempo fino al termine dell'anno per presentare documenti e informazioni che possano stabilire una volta per tutte se il progetto di Areva è sicuro o meno.

La scorsa settimana i tre Enti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dove ribadiscono le loro preoccupazioni inerenti alla progettazione del sistema di controllo d'emergenza e intimano ad Areva e ai committenti di rimettere mano al progetto.
Il clamore suscitato all'estero determina però la discesa in campo del Governo francese al fianco di Areva: il Primo Ministro François Fillon rilasciando un'intervista a Le Monde, risponde agli Enti sostenendo la validità del progetto di Areva, i cui manager godono della fiducia del Governo.
Fillon continua dichiarandosi sicuro che i problemi verranno risolti e che le centrali francesi saranno le più sicure al mondo.

Non sono molto d'accordo con Fillon le organizzazioni antinucleariste francesi, come Sortir du nucleaire, soprattutto dopo il recente incidente nella vecchia centrale di Tricastin.
La stessa EDF ammette che su 58 reattori situati in Francia 15 sono momentaneamente fermi: la manutenzione degli impianti e lo smaltimento delle scorie costano quasi quanto la rendita.

A casa nostra si muovono in difesa dell'EPR il deputato del PDL Scandroglio e il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola.
Il primo riferisce che le dichiarazioni degli Enti non devono essere strumentalizzate per tentare di bloccare l'iter nucleare italiano, il secondo sostiene la tesi di Fillon e aggiunge che quando sarà il momento di realizzare gli impianti in Italia i problemi saranno già stati risolti.

Al coro greco si aggiunge l'amministratore delegato dell'ENEL, Fulvio Conti, che assicura i cronisti del fatto che i richiami dei tre Enti non rallenteranno né la realizzazione della centrale di Flamanville né la realizzazione degli impianti italiani, dichiara inoltre che la querelle tra Areva e gli Enti dimostra come l'industria nucleare sia sicura perché sottoposta a controlli continui.
Adesso mi sento rinfrancato e siamo tutti contenti.
L'unica a piangere è Areva che ha visto scendere il valore delle sue azioni del 5%.


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